
Di Saula Giusto
C’è un legame ancestrale che unisce la terra, l’acqua e il tempo. Un legame che tredici storiche cantine dei Castelli Romani hanno voluto sfidare, affidando il frutto delle loro vigne alle profondità silenziose del Lago di Nemi.
Per sei mesi, a circa quindici metri di profondità, il vino ha riposato cullato dal battito invisibile del lago, protetto dall’oscurità assoluta e da una temperatura costante, in un abbraccio totalmente sostenibile e a impatto energetico zero.
Ieri, quelle bottiglie sono tornate alla luce, svelando i propri segreti nello scenario senza tempo di Palazzo Ruspoli, a Nemi. I risultati di questa audace sperimentazione hanno incantato istituzioni, esperti del settore e appassionati del calice. L’intero progetto è stato ideato e plasmato dalla visione di José Amici, istruttore subacqueo, produttore vitivinicolo e imprenditore che, insieme alla sua famiglia, custodisce l’arte dell’accoglienza gestendo tre importanti attività ricettive nel territorio di Genzano.
Amici, nel suo ruolo di tesoriere della Rete di Filiera dei Castelli Romani V.I.P. (Vino, Innovazione e Pane), è riuscito a creare un perfetto gioco di squadra: numerose aziende vinicole della rete hanno infatti risposto con entusiasmo alla sua chiamata, prendendo parte a questo suggestivo viaggio sotto la superficie dell’acqua, supportati dal Parco Regionale dei Castelli Romani e dall’Associazione Nazionale Città del Vino.
L’Elisir del Fondale: Il Verdetto del Calice
Il momento più atteso è stato, senza dubbio, l’esame organolettico. Il confronto diretto tra le bottiglie affinate tradizionalmente in cantina e quelle “custodite” dal lago ha rivelato un profilo sensoriale sorprendente.
Il nettare emerso dalle acque ha mostrato una generale e vibrante “gioventù”, segno tangibile di un’evoluzione molto più lenta e protetta rispetto al passaggio in cantina. Al palato, i vini subacquei hanno regalato una maggiore intensità gustativa, con profumi e sfumature preservati nella loro massima purezza, dimostrando come l’abisso possa diventare un alleato straordinario per l’elevazione del vino.






Un Territorio che Fa Squadra
L’evento si è aperto con le parole colme di significato di don Alessandro Saputo, che ha celebrato il valore umano dell’iniziativa: una rete di persone capaci di mettere in comune passione e competenze per il bene del territorio. Un plauso condiviso dai sindaci Alberto Bertucci (Nemi) e Stefano Cecchi (Marino, Comune capofila per “Città Italiana del Vino 2025”), insieme alle consigliere regionali Edy Palazzi e Micol Grasselli e al presidente del Parco, Ivan Boccali.
Al tavolo dei tecnici, il rinomato sommelier laziale Umberto Trombelli, delegato AIS Latina, ha guidato con la consueta autorevolezza la lettura di questo successo enologico, analizzando le peculiarità emerse dall’affinamento subacqueo e traducendo in emozione pura i dati del calice.
Come sottolineato con orgoglio dal sindaco Bertucci, il futuro dei Castelli Romani passa da qui: dalla capacità di fare squadra — con l’imminente ingresso nel circuito anche del Comune di Rocca Priora — e di trasformare il vino in un potente volano turistico e culturale per una regione, il Lazio, il cui potenziale enologico merita di essere riscoperto dal mondo.
Il viaggio nel profondo blu è appena iniziato. L’obiettivo è ora quello di consolidare questa sinergia tra uomo e natura, per continuare a scrivere una storia di innovazione che affonda le sue radici nella terra e il suo futuro nei segreti del lago.

LE AZIENDE E I VINI PROTAGONISTI
Spumante Metodo Classico Brut Livilla di Tenuta San Leo
Roma Doc Bellone Vulc Num 2024 di Tenimenti Leone
Lazio Bianco Biologico 2024 di Azienda Agricola Biologica Carafa Jacobini
Lazio Bianco Integrale Lunapigra 2020 di Colle di Maggio
Cannellino di Frascati Docg 2023 di Casale Mattia
Lazio Rosso Cesanese 2024 di Cantina Costantini
Lazio Rosso 1571 2023 di Tenuta Iacoangeli
Lazio Rosso Sangiovese 2023 di Marco Serra