Campania Felix, come è andata?

Di Saula Giusto

Campania Felix, come è andata?

Assieme a RISERVA GRANDE, venerdì scorso Romawinexperience ha organizzato un evento volto a valorizzare l’enogastronomia italiana di qualità!

David Shinzari e Marco Cum di Riserva Grande; Saula Giusto, Raffaele Troisi (Vadiaperti), Massimo Setaro (Vadiaperti, Ilona Kubile (Tenute Bianchino, Andrea Giuliano (Casa Setaro)

Presso gli ameni e confortevoli ambienti esterni del ristorante Stazione di Posta (c/o Città dell’Altra Economia di Roma – Largo Dino Frisullo, 1, 00153), gestita da Emanuele Latagliata, abbiamo proposto una cena che abbiamo chiamato Campania Felix, cena di Degustazione e Abbinamento. La cena è stata organizzata all’aperto, presso il bel gazebo del ristorante, in piena sicurezza ed ottemperanza delle norme anti Covid vigenti, con un menù di cucina ad ispirazione campana.

L’allestimento prima della cena

Abbiamo avuto la fortuna di godere di una bella serata serena, al chiaro di una luna quasi piena (neanche l’avessimo ordinata per l’occasione), con un Ponentino che rinfrescava ad hoc il clima conviviale che attendeva gli ospiti.

In abbinamento al menù, abbiamo potuto degustare 9 vini di ben tre aziende d’eccellenza di questo magnifica regione, provenienti da tre zone molto diverse tra loro, sia a livello vitivinicolo che territoriale, per enfatizzare ancora di più le capacità produttive di qualità della Campania.

Massimo Setaro, titolare di Casa Setaro dal Vesuvio, Raffaele Troisi di Vadiaperti dall’Irpinia e la Sommelier Ilona Kubile, in rappresentanza di Tenute Bianchino dal Massico, sono stati presenti e ospiti a cena per parlare delle loro aziende, dei loro vini e per rispondere alle domande dei partecipanti.

La serata è iniziata degustando lo Spumante Metodo Classico Brut, da uve Caprettone 100%

Massimo Setaro

Abbiamo coinvolto nel racconto del vino e dell’azienda produttrice di questa particolare bollicina il titolare. Massimo Setaro è una persona sorridente, sempre cordiale; con semplicità ci ha raccontato la sua bellissima realtà, sita a Trecase, e ha descritto il metodo di vinificazione e produzione del suo spumante:

“Radici solide, come le viti a piede franco dei nostri vigneti, sono alla base dell’integrità e dell’autenticità dei nostri vini. Un sorso caloroso e sicuro, come quel luogo in cui tutti vogliamo tornare ogni giorno”.

Casa Setaro sorge a Trecase, il più piccolo comune vesuviano in provincia di Napoli, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, oggi Riserva della Biosfera e, dal 1995, sito UNESCO.

Quattordici ettari vitati da piante prefillosera, moltiplicate con il metodo della propaggine, (detta in loco ‘o calatùro’), su suoli vulcanici a diversa altitudine (dai 150 ai 400 s.l.m.) ed esposizione, sono coltivati in regime biologico con sole varietà autoctone a piede franco: Aglianico, Falanghina, Piedirosso e un’uva rara e preziosa che cresce solo qui, il Caprettone.

La Cantina è tutt’uno con la bellissima casa di famiglia: ricavata al di sotto di essa, trae beneficio dalle specificità della roccia vulcanica dell’ultima grande eruzione del Vesuvio, consentendo una temperatura e un’umidità naturalmente favorevole per la vinificazione.

Oggi, l’azienda produce circa 75mila bottiglie, con le sole uve di proprietà ed è anche dotata di una elegante struttura ricettiva dotata di ogni confort, che offre anche allettanti wine experience, laboratori di cucina e tante altre interessanti attività che la mente aperta di Massimo e dei suoi collaboratori sanno creare per i propri ospiti.

Unica azienda del Vesuvio a produrre uno spumante Metodo Classico con uve Caprettone in purezza, 36 mesi sui lieviti, chiamato “Pietrafumante”.

Per ulteriori info: http://www.casasetaro.it/

I vini e le relative annate in degustazione:

Pietrafumante Caprettone Metodo Classico 2017

DOC Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Munazei 2019

DOC Lacryma Christi del Vesuvio Rosato Munazei 2019

Sono tre vini molto freschi, minerali, fini e delicati, che esprimono potentemente il territorio d’origine, grazie alla marcata sapidità e a questo soffio piretico, questa anima vulcanica che li pervade tutti. Quello che li distingue è dunque l’essere particolari, diversi da ciò che si è abituati a bere, ma allo stesso tempo non ‘complicati’ e gradevolissimi, immediati. Eleganti, originali, perfetti per valorizzare i vostri menù estivi e non solo!

Prima di servire l’antipasto e rientrare in cucina, il giovane chef della Stazione di Posta ci ha illustrato il menù in abbinamento, creato da un’ispirazione campana, ma rivisitato ad arte ed ‘alleggerito’ con sapienza, per contrastare il caldo estivo romano.

Lo chef che è riuscito nell’impresa non così semplice e scontata, è Daniele Bonizzoni, classe ’93, serio, preciso e molto ben organizzato, che si è avvalso del valido operato anche degli altrettanto giovani collaboratori: il cuoco Manuele Martucci e l’aiuto cucina Ludovica Amicucci; al servizio, mai da sottovalutare per la riuscita di ogni cena, l’operosa e brava Veronica Rossi.

Ecco il goloso menù:

Menu cena Campania Felix

Antipasto:

Crostone all’ischitana con cipolla marinata, pomodorini, capperi e olio e.v.o.

Primo Piatto:

Sartu di riso al ragout di manzo ‘summer version’

Secondo Piatto:

Polpettina leggera di carni miste, ripiena di provola con zucchine alla scapece

Dolce:

Babà (realizzato dalla pasticceria Mondi)

Mentre veniva servito l’antipasto ed abbinati i primi vini bianchi fermi, abbiamo chiamato a raccontare i vini di Tenute Bianchino la loro sommelier Ilona, che ci ha trasportati in quel territorio dai fasti vitivinicoli più in auge nell’antichità: il Massico, terra natìa dell’antico e blasonato Falernum, il vino più nobile e desiderato dai nobili dell’antica Roma!

Tenute Bianchino, oasi di sapori e profumi mediterranei, è sita nel cuore dell’Agro Falerno. Una realtà nata e cresciuta grazie al coraggio e alla intraprendenza della giovane Concetta Bianchino, titolare dell’Azienda Agricola Casetta Rossa. Posizionata geograficamente nella zona denominata Ciaurro sita tra i comuni di Falciano del Massico e Mondragone in provincia di Caserta, l’azienda sviluppa il suo potenziale nella coltivazione di frutta e ortaggi specializzandosi in particolar modo nella produzione di fragole.

Nel 2010 la scelta di ampliare la produzione impiantando tre ettari di vigneto, dando vita a un nuovo ramo aziendale, Tenute Bianchino. Un vigneto a spalliera, con una produzione di 40/50 ql/ha, composto da vitigni autoctoni delle terre del Falerno, con tre varietà a bacca rossa quali Aglianico, Primitivo e Piedirosso e una a bacca bianca, Falanghina.

A fianco di Concetta e la sua famiglia, il bravo e noto enologo Angelo Valentino, che ha intuito da subito la vocazione viticola del territorio, esaltata dalle caratteristiche del suolo e dalla privilegiata posizione microclimatica.

Il cuore di Tenute Bianchino è la ricerca dell’eccellenza. Ogni giorno un team di esperti si dedica alla cura di ogni dettaglio della produzione: è così che ogni vino ha un’anima diversa, con sfumature, profumi e sapori sempre nuovi.

Altra caratteristica degna di nota dell’azienda è la pratica di un’agricoltura sostenibile, attenta alle esigenze del territorio e alla biodiversità per lasciare alle generazioni future un ambiente migliore. Tenute Bianchino investe in soluzioni e tecnologie innovative, per ridurre lo spreco delle risorse e limitare i consumi energetici nel rispetto dell’ecosistema.

La missione e il mantra dei Bianchino è produrre vini di qualità, per rendere omaggio ad un grande territorio, dove tradizione e innovazione convivono in armonia in ogni goccia.

Per ulteriori info: https://www.tenutebianchino.it/

Vini e annate degustate:

IGT Falanghina 2017

IGT Aglianico 2017

DOC Falerno Primitivo 2015

Vini di grande personalità e carattere che sorprendono perché si distinguono molto da produzioni in purezza, dei medesimi vitigni, presenti in altri territori: la Falanghina è molto strutturata, saporita, di ottima concentrazione e fa totalmente dimenticare le produzioni scarne o troppo profumate che hanno invaso il mondo! L’Aglianico invece è, al contrario, più sottile e raffinato rispetto ai potenti altri esempi campani o lucani, ti regala una spremuta di more senza aggressione di tannini invadenti e si presenta già in equilibrio. Il Primitivo è molto interessante: qui le note vulcaniche territoriali si fanno più marcate, specie al palato minerale e sapido, mentre al naso il frutto è più cupo, profondo e lieve rispetto ad un fratello, ad esempio, pugliese. Un’azienda dal grande potenziale che, nonostante la produzione giovane d’età, ha già imboccato un’ottima strada!

Di seguito abbiamo chiamato a raccontare la sua Irpinia e la sua Vadiaperti Raffaele Troisi, tra le altre cose anche agronomo, che ha una tale profonda conoscenza dei vitigni coltivati, Fiano, Coda di Volpe e Greco di Tufo (tutti in degustazione), che ho il sospetto che gli scorrano direttamente nelle vene!

Raffaele Troisi è infatti capace di raccontare come pochi, con entusiasmo e grande capacità comunicativa la storia, gli obiettivi della propria azienda e le ottime caratteristiche organolettiche dei vitigni che vinifica rigorosamente in purezza.

La storia di questa azienda, sita a Montefredane, sulle colline della valle del Sabato, in contrada Vadiaperti, tra i 400 ed i 700 mt., inizia con il padre di Raffaele, Antonio Troisi, professore di storia, che nell’84 pensò che il Fiano prodotto meritava di essere imbottigliato. Questa scelta oggi appare quasi scontata (in Campania e non solo), ma allora rivoluzionò la viticultura irpina! Da allora a Vadiaperti sono sempre andati dritti per la loro strada ed hanno sempre prodotto vini di classe, prevalentemente bianchi, minerali ed austeri, al di fuori di dinamiche di moda e gusto popolare. Al Fiano, nel ’90, si aggiunse il Greco di Tufo e, nel ‘93, il Coda di Volpe. Vitigno poco conosciuto e poco produttivo, di difficile vinificazione, introdotto in azienda grazie alla rischiosa e caparbia scommessa del giovane figlio Raffaele che, dopo gli studi di chimica, tornò in Vadiaperti per affiancare il padre. Oggi Raffaele è il titolare e conduce l’azienda con determinazione, nel rispetto delle idee paterne: coltivazione esclusivamente di vitigni autoctoni, massima cura in vigna, flessibilità nelle tecniche di conduzione, estremo rispetto di ambiente, caratteristiche dei vitigni coltivati e, soprattutto, del prezioso territorio vulcanico che rende i vini prodotti unici ed inimitabili. Vitigno poco conosciuto e poco produttivo, di difficile vinificazione, introdotto in azienda grazie alla rischiosa e caparbia scommessa del giovane figlio Raffaele che, dopo gli studi di chimica, tornò in Vadiaperti per affiancare il padre. Oggi Raffaele ne è il titolare e conduce l’azienda con determinazione e nel rispetto delle idee paterne: coltivazione esclusivamente di vitigni autoctoni, massima cura in vigna, flessibilità nelle tecniche di conduzione, estremo rispetto di ambiente, caratteristiche dei vitigni coltivati e, soprattutto, del prezioso territorio vulcanico che rende i vini prodotti unici ed inimitabili. Unica vera eccezione all’eredità produttiva paterna è stata per Raffaele la sfida Coda di Volpe: vitigno autoctono della zona, da sempre considerato un fratello meno dotato rispetto a Fiano e Greco di Tufo, su cui Raffaele ha sempre puntato, sin da quando ha deciso di imbottigliarlo la prima volta (produttore tra i primi a scommettere sulle sue grandi potenzialità in Irpinia ed in Italia), cambiandone il destino prevalente quale uva da taglio.

Per ulteriori info: http://www.vadiaperti.it/

I vini degustati:

DOC Coda di Volpe 2018

DOGC Fiano di Avellino 2018

DOCG Greco di Tufo 2018

I vini di Raffaele hanno uno stile preciso: minerali, dritti fino alla fine della beva e ‘virili’ in un duplice senso: prima di tutto perché non lasciano alcuno spazio a ‘suggestioni’ olfattive floreali o di frutta dolce e matura; in seconda istanza perché sono vini prodotti con passione e coerenza, senza compromessi (Raffaele ci ha tenuto a sottolineare di non usare in alcun modo batonnage, follature, salassi, ecc., ecc.), creati per esprimere al meglio i vitigni prodotti ed il territorio di provenienza. Non possono che suscitare sempre, garantito, grande apprezzamento!