
Di Mariella De Francesco
COLLIO E ISONZO: BREVE VIAGGIO NEI TERRITORI DEI GRANDI BIANCHI ITALIANI (CON NATURALE SCONFINAMENTO SLOVENO NEL BRDA)
Terre di grandi bianchi, certo, ma anche terre di confine, terre contese, che hanno visto cambiare la propria bandiera più volte nel corso della storia. Da quella del multietnico Impero Asburgico a quella jugoslava, con le due guerre mondiali che ne hanno più volte ritracciato i confini. Mutamenti e alternanze che hanno reso quest’area un mix di influenze italiane, austriache e slovene, riscontrabili nei toponimi, nelle declinazioni linguistico-dialettali, nello stile di vita e anche nello sfaccettato patrimonio gastronomico. Resta però evidente la presenza di una cultura condivisa tra le varie componenti etniche, che nel vino si riflette perfettamente.
IL COLLIO GORIZIANO E IL BRDA: TERRITORI GEMELLI
Nel caso del Collio goriziano e del Brda sloveno i confini sono in effetti più una convenzione amministrativa che una distinzione territoriale. Le varietà coltivate, le pratiche agronomiche ed enologiche sono per lo più le stesse, anche considerando la recente attenuazione della contrapposizione tra vini bianchi macerati e bianchi classici da pressatura diretta.
Dagli anni Settanta del Novecento questo territorio ha saputo dare stimolo a un rinnovamento tecnico e soprattutto qualitativo nella produzione vinicola, acquisendo sempre maggior consapevolezza del proprio potenziale.
La reputazione nazionale e internazionale che ne è conseguita è tutt’ora elevatissima. Anche se dalle conversazioni con i produttori è emersa nettamente la necessità di riaffermare con maggiore chiarezza la propria identità territoriale, a fronte di uno stile percepito dal mercato come troppo frammentato. Le vie per arrivare a questo obiettivo passano in primis per il perseguimento deciso della qualità e della tipicità. Iter condiviso da tutte le cantine di eccellenza locali, e – nello specifico del territorio del Collio – per il recupero di un’identità storica rappresentata qui dall’uvaggio delle tre varietà autoctone Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla, anziché attraverso la valorizzazione dei singoli vitigni.





A MARIANO DEL FRIULI VIE DI ROMANS
La prima tappa del mio breve tour è nella valle dell’Isonzo, a Mariano del Friuli, in una delle punte di diamante non solo di questa regione, ma dell’Italia intera.
Vie di Romans, infatti, non ha bisogno di presentazioni. E’ un nome che evoca immediatamente vini di grande precisione e personalità e, ovviamente, di elevata qualità. Nome che riprende il toponimo storico di questa località, in italiano Vie dei Romani, da dove in epoca romana passava la strada che collegava Aquileia e Cividale del Friuli.
La prima impressione che si avverte, una volta percorso il viale d’ingresso alla tenuta, arrivando davanti alla nuova struttura inaugurata due anni fa, è quella di un rasserenante nitore. Linee e materiali essenziali disegnano un insieme architettonico sobrio ed elegante, armoniosamente adagiato nel bel paesaggio che lo circonda. Le grandi pareti vetrate consentono un dialogo ininterrotto tra esterno e interno, con la luce naturale che inonda gli ambienti del pianterreno, caratterizzati da un minimalismo che rifugge ogni freddezza e che, al contrario, risulta accogliente e riposante.
Scendendo una scenografica scala in acciaio e vetro, si accede alla zona operativa della cantina e alla magnifica barricaia, dove il colpo d’occhio della distesa di barrique sotto le volte in calcestruzzo è davvero notevole.
UNA GESTIONE FAMILIARE
Ci accoglie Matteo Gallo, giovane e preparatissimo figlio di Gianfranco, l’artefice della brillante reputazione di questa azienda che, nonostante le dimensioni importanti, prosegue in una gestione a carattere familiare.
Nel 1978 il primo imbottigliamento, dopo una lunga tradizione di azienda agricola mista che, prima dell’arrivo di Gianfranco Gallo alla guida, produceva vino senza particolari cognizioni enologiche, nella maniera empirica tipica di molte realtà agricole analoghe. A questa prima svolta è seguita un’importante opera di rinnovamento viticolo. Mirato all’alta qualità, a seguito dello studio del potenziale che il territorio era in grado di esprimere, con l’acquisto di nuovi appezzamenti vitati, fino ad arrivare ai quasi 70 ettari attuali. Dai primi anni Novanta l’azienda prosegue sulla strada dell’analisi approfondita del territorio, arrivando alla vinificazione distinta secondo i vari cru di provenienza delle uve. Per approdare, nel 2015, ad un’ulteriore livello qualitativo, con parte della produzione da uve chardonnay ulteriormente parcellizzata, secondo il concetto borgognone di climat. Studiando tutte le variabili che contraddistinguono le singole particelle, all’interno dei cru Vie di Romans e Ciampagnis, si arriva così ad imbottigliare sei climat., denominati secondo le famiglie che in passato avevano coltivato queste terre. Un addentrarsi ancor più in profondità nelle potenzialità espressive del terroir.

LA DOC ISONZO
Zona di confine statale e climatico, la doc Isonzo è una striscia di terra incuneata tra le montagne e il mare. Intorno alla cantina, situata su di un ampio terrazzo sulla riva destra del fiume Isonzo, si scorgono il monte Quarin sopra Cormons, le Prealpi e le Alpi Giulie, i Colli Orientali con l’abbazia di Corno di Rosazzo a ovest, il Carso a sud, con l’Adriatico a soli 20 km di distanza.
Il Friuli orientale è un grande terroir di vini bianchi fermi adatti a lunghi affinamenti, grazie soprattutto al clima. Massiccia è l’influenza del vento di Bora dall’Europa continentale nord orientale, che abbassa le temperature e l’umidità, influsso che non raggiunge la parte più occidentale della Regione.
Il risultato è un’alternanza benefica di clima nord-mediterraneo e subcontinentale, ove non si verificano mai estremi stagionali in estate e inverno. Con umidità in primavera e in parte in autunno, a seconda di quale vento prevale e che determina l’annata: se è Bora sarà più fresca e secca, se spira dal mare, più caldo-umida.
I suoli, ricchi in ossidi di ferro, sono il risultato del processo di degradazione progressiva del substrato profondo di roccia madre composta di dolomia, con ferro e magnesio, e roccia carsica, composta da calcare. In quelli dove il processo ha origini più remote prevale la componente argillosa, mentre dove il fenomeno è più recente prevale lo scheletro ghiaioso, col suo potere drenante.
La latitudine (siamo sul 46° parallelo, grosso modo la stessa linea di Aosta, Bordeaux e Borgogna del sud) ha influito sulla scelta dei sesti di impianto nel momento in cui è stato rinnovato il vigneto, per sfruttare al meglio la lunghezza delle giornate in primavera-estate e far sì che la pianta sviluppi in queste stagioni una chioma il più efficiente possibile, che generi l’energia necessaria all’ottimale maturazione dei grappoli.
LA FILOSOFIA PRODUTTIVA DI VIE DI ROMANS
Dalle parole appassionate di Matteo emerge molto chiara la concezione che la famiglia Gallo ha del terroir: attenzione e studio maniacale del territorio; imprescindibile costanza nella ricerca qualitativa e consapevolezza critica nel saper adottare le scelte più giuste per affrontare le sfide. Che siano quelle del cambiamento climatico, oppure quelle legate al mercato, ma senza snaturare i propri vini seguendo i diktat delle tendenze del momento o ricorrendo all’onnipotenza della tecnica, restando invece saldamente ancorati ai propri valori e alla propria visione, che l’azienda riassume nella sintesi Ambiente, Viticoltura e Uomo.
La vinificazione si svolge nello stesso modo per tutte le parcelle, ad eccezione dei climat, che hanno tempi di produzione più lunghi. In tal caso i vini escono dopo due anni dalla vendemmia, dopo aver sostato otto-nove mesi sui lieviti, con batonnage quotidiani, in barrique di rovere francese di diverso passaggio, con l’obiettivo di usare il legno come equilibrato supporto e non come struttura portante dei vini stessi.
Arrivando in sala degustazione, altro ambiente davvero di impatto, verranno aperti dieci vini, alcuni dei quali offrono un excursus nell’annata 2023, millesimo complesso e molto variabile, fresco in partenza e tra i più caldi a fine stagione.



LA DEGUSTAZIONE
I GRANDI BIANCHI
Dis Cumieris 2023
Malvasia Istriana dai profumi eleganti di rose bianche e cipria, sorso di spiccata acidità, beva per nulla leziosa, molto buona nella sua delicata speziatura (è questo il vitigno che per la famiglia Gallo riflette al meglio il terroir).
Piere 2023
Sauvignon, il primo cru prodotto dall’azienda nel lontano 1984. Fiori di sambuco e note lievemente fumé di idrocarburo, che si ritrovano anche al palato, che è scattante e pulito. Per questo vitigno viene lasciato più fogliame in pianta in modo da favorire lo sviluppo di precursori aromatici di questo tenore.
Flors di Uis 2023
Blend di Friulano, Malvasia Istriana e Riesling. Nei profumi, in parte ancora varietali, pesca bianca e biancospino, la bocca è fresca, sapida e aromatica.
Flors di Uis 2016
Lo stesso vino con nove anni di bottiglia è la prova del potenziale evolutivo di questi bianchi. La terziarizzazione è raffinata e la maggior morbidezza di sorso è bilanciata da una grintosa speziatura.
Dessimis 2023
Pinot Grigio, vinificato tradizionalmente lasciando emergere il colore naturale delle uve. Note fruttate di pera matura e fiori gialli, gusto pieno ed armonico, bella persistenza. L’etichetta più venduta negli Stati Uniti.
Dut’ Un 2021
Chardonnay e Sauvignon in parti uguali, dalle migliori partite di ciascun vitigno. Annata particolare, agosto fresco e vendemmia ritardata al 9 settembre, con vento di Bora e sole pieno. Naso complesso con ampio ventaglio di profumi, agrumi, erbe aromatiche, frutta esotica e mandorle, di grande pienezza, al palato l’equilibrio è perfetto.
E arriviamo a due parcelle/climat di Chardonnay del cru Ciampagnis, entrambe del 2018, con sosta di diciotto mesi sui lieviti e affinamento in bottiglia dai tre ai quattro anni.
Boghis
Parcella più ad est, su terreni più ciottolosi, con microclima fresco, ventilato e secco. Note gessose e orientali di incenso accompagnano un naso complesso di frutti gialli e fiori bianchi su uno sfondo di miele di acacia. Molto appagante al gusto, che richiama la ricchezza olfattiva con il plus di una sottile vena sapida, grande persistenza.
Cortesar
In questo caso i profumi si fanno più balsamici, con rimandi a scorze di agrumi dolci, innestati su un fondo lieve di pasticceria fine. Sorso ampio e avvolgente, anche qui la persistenza è lunghissima.
I GRANDI ROSSI
A conclusione di questo splendido giro di giostra in bianco, tre dei quattro rossi prodotti.
Longorucis 2021
Pinot Nero. Frutti di bosco, fiori appassiti, delicatamente speziato, tannini setosi e bella lunghezza.
Vie di Romans 2020
Pinot Nero da vigna di undici anni. Una nota di smalto e di cuoio lo distingue dall’assaggio precedente, maggior complessità nelle simili note delicate di frutto e di speziatura, un tannino più vigoroso connota il gusto.
Voos dai Ciamps 2018
Merlot, da suoli più ricchi in argilla. Interpretazione slanciata del vitigno, con profumi di bacche rosse e rimandi di foglie di tabacco. Grande agilità e freschezza di bocca.
Al termine della degustazione, è evidente che la filosofia perseguita in vigna e in cantina con rigore si ritrova puntuale negli assaggi. E’ stata una visita veramente appagante nella sua completezza e varietà. Un’esperienza diretta e coinvolgente, al cospetto della smagliante precisione e della decisa dimensione identitaria dei vini di Vie di Romans.
INFO VIE DI ROMANS
Mariano del Friuli – Gorizia – Italy
Phone: +39 0481 69600
Fax: +39 0481 699745
E-Mail: viediromans@viediromans.it
Web: www.viediromans.it